domenica 3 gennaio 2021

Perdersi

Rispecchiarsi in acque torbide

Stringere mani che non hanno più presa

Seguire le impronte di piedi stagnanti.


Il sole ancora splende!


Il cielo è limpido, 


L’aria è tersa.


Vorrei essere vento


Per smuovere le ceneri


Fino all’ora del tramonto


Ancora potrei.

lunedì 14 dicembre 2020

Omnia vincit amor

Il cielo dipinto di rosa al tramonto,

le scaglie d’argento del mare increspato,

il cinguettio delle rondini in primavera,

il tintinnio della pioggia sulle foglie in estate,

il suono delle campane nelle piazze deserte,

l’odore dell’erba appena tagliata,

il profumo di latte sulle labbra del neonato.

Il buio oltre i tuoi occhi chiusi,

il retrogusto amaro del dolore perenne,

il primo battito dopo il nostro addio,

il primo respiro dopo l’ultimo bacio,

il primo raggio di sole 

che scalda il cuore attonito.

Cercarti oltre il tempo e lo spazio

tra le stelle a danzare con gli angeli.

 

lunedì 2 novembre 2020

Tra cielo e terra, l’alba di un nuovo giorno

Il buio voleva vedere il suo volto così chiese al sole di fargli un ritratto. Il sole lo accontentò e disegnò una lunga linea bianca. “Ma cos’è questa!?” disse il buio, “io vedo solo una linea” “È quello che vedo” soggiunse il sole. Il buio rimase deluso così il sole gli suggerì "aspetta la sera e quando incontrerai la luna chiedile di farti un ritratto". Così il buio aspettò la sera e quando vide la luna le chiese un ritratto: “Ora sono a tre quarti”, rispose la luna, "torna quando sarò luna piena e potrò vederti meglio”. Così la prima notte di luna piena la luna fece il suo bel ritratto. Il buio curioso si affrettò a guardare il disegno e con grande sorpresa vide solo delle immagini scure. Rimase interdetto, ma gli venne un’idea: sovrappose i due ritratti e si delineò l’orizzonte.



giovedì 2 aprile 2020

Quando la luna cadde dal cielo.

In una notte di qualche tempo fa una luna tonda e bianca illuminava il cielo terso con la sua calda luce e gli uomini ammirati dal candore di quella sfera limpida si lasciavano scaldare dai suoi raggi tiepidi. Nel conversare, inebriati dal chiaro di luna, gli ilari spettatori di quello spettacolo di luce, furono distratti da un fenomeno inaspettato: la luna repentinamente cadde dal cielo e si posò fra di loro. Ci fu un fuggi fuggi dei presenti spaventati, pianti e accorate preghiere, finché la calda sfera si pose al fianco di una donna. Incoraggiata dal suo candore che le scaldava il cuore, la fortunata le rivolse queste parole: "Illuminami sorella, cosa vuoi dirmi, perché hai lasciato solo il cielo, ci sentiamo soli e spaventati, non vorrai che le notti rimangano buie per sempre? Orsù torna nel cielo a fare bella mostra di te e tutti saremo nuovamente felici!".  La dolce luna rispose: "Ora sono un bouquet di fiori bianchi, distribuiscili a chi desidera il mio calore!".  Così quella donna replicò agli astanti: "Chi vuole uno di questi fiori bianchi e luminosi?". Risposero attoniti i presenti: "Noi non vogliamo fiori, desideriamo che la luna torni nel cielo a illuminare le nostre notti!". Così la donna supplicò la luna: "Ti prego sorella cara, torna nel cielo, non c'è luce senza di te! Così la luna, non potendo deludere le preghiere dell’amata tornò in cielo sotto mutate spoglie...non più luna, ma stella vibrante...non più luce abbagliante, ma guida che spiana la strada del paradiso... Le notti non furono più le stesse senza la luce calda della luna, ma ognuno dei presenti, che aveva assistito a quel singolare fenomeno, imparò a cercare quella meravigliosa stella nel cielo…per scoprire che c’era …sempre …per chiunque lo volesse.

sabato 10 marzo 2018

Il dono della felicità


Un giorno di qualche anno fa, Dio abbassò lo sguardo verso la terra e notò, in un angolo disperso nell'immenso pianeta una donna che, china sulle ginocchia, strofinava il pavimento con un panno. La folta chioma ramata le copriva il volto, ma delle goccioline d'acqua le segnavano il viso e scivolavano ritmiche sulle piastrelle del pavimento. "Donna, perché piangi?". La giovane ignorò il richiamo del Signore e continuò a raschiare il pavimento... "Perché non mi rispondi?". Lei continuò le sue faccende fino a sera e quando si stese sul letto, le piccole gocce d'acqua ripresero ritmiche a segnarle il volto.  Dio non tollerò la vista di quel dolore sordo e il giorno dopo volle farle un regalo. La donna si svegliò e sulla ringhiera del suo balcone scorse un pettirosso che per tutta la mattina cantò al ritmo delle sue lacrime. La sera, quando la piccola donna si stese sul letto, si sentì rincuorata per aver avuto la compagnia di un così dolce uccello, ma, non appena chiuse gli occhi, le goccioline d'acqua ripresero a segnare il suo volto. Dio si dispiacque, forse non aveva gradito il suo dono e il giorno dopo la richiamò "Piccola perché piangi?", ma la dolce ragazza non rispose, così il Signore volle superarsi e le fece un dono più grande. Quando la fanciulla si svegliò trovò oltre la finestra un’alba senza precedenti: il cielo era striato di rosso e da piccole feritoie si intravvedeva l’azzurro. La giovane sollevò lo sguardo verso il cielo e si lasciò inondare da quella luce variopinta, ma di lì a poco tornò alle sue faccende e, a mano a mano che le ore passavano, il suo viso tornava e bagnarsi di lacrime. “Piccola e inconsolabile creatura, domattina ti strapperò un sorriso, quanto è vero che sono il tuo Dio”. La mattina a seguire, sul davanzale della cucina, dove sostavano dei piccoli vasi ricolmi di terra, la piccola fanciulla trovò alcune violette, seminate da tempo, ma mai sbocciate. Non poté fare a meno di scoprire i bei denti bianchi per lo stupore, ma ben poco durò quell'emozione. "Che cosa fare con te, piccolo cuore autunnale?", ma il suo Dio non si arrese, non Gli bastava la breve emozione di un sorriso, voleva renderla felice! La giovane lavorava piccole sculture di creta, che aveva nel tempo accumulato nello scantinato. Il Dio le suggerì l'idea di metterle in vendita, per raccogliere un po' di soldini che le avrebbero permesso di dedicarsi un po' più a se stessa e magari farsi aiutare in casa nelle mansioni domestiche. La piccola donna non fece in tempo a disporre sulla panca presso il mercatino rionale i suoi piccoli oggetti, che questi andarono venduti e la piccola tornò a casa con la sacca piena di spiccioli. Così prese a creare vasi colorati, oggetti da tavolo e quant'altro le permettesse di realizzare una somma tale da farsi aiutare in casa. Più fiera, ma pur sempre triste, la piccola donna continuava il suo cammino e il suo Dio le metteva dinanzi ogni sorta di bene. Trascorso un po' di tempo, la piccola comprese l'arcano e sollevò gli occhi verso il cielo, dove sapeva essere il suo Dio e gli disse "Perché fai questo per me? ... Ma non riuscì a dire altro perché un fiume di lacrime le impedì di parlare e quel fiume non cessò che dopo giorni... "Piccola non sei felice?", ma la fanciulla non riusciva a rispondere perché le bastava sollevare lo sguardo per riprendere a piangere..."Piangi, piangi pure piccola creatura infelice, almeno non piangerai più da sola, ma lo farai insieme a me ". Passarono i giorni, le settimane e i mesi, finché la piccola esaurì le sue lacrime e finalmente poté parlare al suo Dio... "Signore, tu mi hai chiesto cosa puoi fare per rendermi felice ebbene io desidero venire da Te, che, unico, hai amato me, misera creatura". "Mia piccola, non sei ancora matura per raggiungere il tuo Dio, vuoi forse donare un frutto acerbo al tuo Signore?"... "Allora sarò infelice, perché non desidero che stare con Te, ti supplico, vienimi a prendere!"... "Non tentarmi bambina mia, ma poiché insisti ti farò un dono grazie al quale desidererai restare ancora un po', finché il frutto non sarà maturo". La piccola fanciulla non poté credere che, per la prima volta, il suo Amato le negasse qualcosa, proprio ora che si era decisa a rispondergli!". Il suo Dio non le fece avvertire la sua presenza per un po' e la giovane donna si sentì persa e, se prima era infelice, ora era angosciata, tuttavia non smarrì quel filo di speranza, che poi è certezza, che il suo Signore non l'avrebbe lasciata insoddisfatta. Fu così che conobbe l'Amore, quello terreno, a immagine e somiglianza di quello divino, e si sentì una sola cosa con l'amato e l'Amore che spirava da loro e che ella, ogni giorno restituiva al suo Dio. Un'eco d'amore infinito la legò ogni giorno di più al suo Dio, cui la giovane rivolgeva sospiri di riconoscenza infinita per il prezioso regalo che aveva voluto donarle... la felicità.


sabato 24 giugno 2017

La misura del cuore

Un giorno Laura incontrò Dio, non perse tempo a meravigliarsi, non sostò nel pensiero della follia di quell'istante, ma pensò, seriamente, dovesse cogliere l'occasione per fargli delle domande, quelle stesse domande che l'avevano condotta a quel momento.
- Mio Dio, che mi ami tanto da essere venuto a visitarmi, mio Amore che sei sempre al mio fianco, che rispondi alle mie preghiere ed esaudisci ogni mia supplica, ti prego dona un attimo pace al mio animo inquieto e sazialo del tuo ascolto -.
Così Laura sollevò gli occhi dal cuore, incontrò lo sguardo di Dio e cominciò a parlare senza parole -Mio Dio, qual è la misura del dolore che l'uomo può contenere se dinanzi ad una sola ingiustizia la terra dovrebbe arrestarsi, dinanzi al massacro di una sola vita, il mondo dovrebbe esplodere. Ogni singolo istante di dolore è sconfinato, ogni singolo passo lontano dall'amore è assenza infinita. Come può il cuore della tua creatura contenere tutto questo, quale la sua forza per sostenerne il peso, quale la sua sostanza per non strapparsi dinanzi al dilagare del male-.
Così Dio entrò nel suo cuore fino a riempirlo della sua presenza e a tutto nutrirlo della sua essenza. Laura respirò come fosse la prima volta, e si sentì felice e in quella gioia annegò ogni inquietudine, ogni paura. -Forse la misura del cuore è l'infinitamente piccolo, la sua sostanza è la fragilità, forse il suo peso è la leggerezza...-.
Laura non ebbe una risposta ma nell'assenza, nel dolore, nell'impotenza, mai smise di contenere il bene e la gioia e l'amore che Dio insufflò nel suo cuore. "Non c'è un male così forte che possa escludere il bene, un buio così oscuro da offuscare la luce, un odio così grande che possa schiacciare l'Amore".

martedì 10 maggio 2016

Fuoco

Fuoco dall'anima duplice, dai la vita e dissemini la morte, ami e divori, distruggi e riscaldi, crei e demolisci. Fuoco che non guardi l'esito del tuo passaggio, sensuale e rabbioso, nobile e brutale, fuoco che animi e poi annienti: decidi della sorte delle persone che ami e liberi dalle catene l'uomo malvagio. Fuoco che illumini e spegni i cuori portandoli alla resa. Fuoco benedetto e maledetto per l'eternità, senza scampo percorri la tua esistenza covando sotto le ceneri, divampando nell'aere altezzoso, mai sazio e pieno del tuo calore. Chi domerà le tue fiamme, chi curerà le tue ferite, chi dirimerà la tua anima inquieta, chi ti insegnerà l'Amore? Forse il vento lieve di primavera col suo docile respiro, forse le lacrime di chi ti ha amato o il sorriso di chi non teme la morte. Quando affiderai le tue fiamme bramose all'amore, quando cesserai di credere di essere il solo ad aver patito e di avere il diritto di essere infelice per la tua natura così virulenta. Eppure troverai chi amerà tanto il tuo calore, da stringere fra le braccia le tue fiamme e rimanerne illeso, troverai chi sorriderà dinanzi alle tue acrobazie quando sei euforico, o ti scoverà sotto le ceneri quando vorrai svanire. Toverai chi ti aspetta quando fuggi dalla fredda pioggia d'inverno o quando ti nascondi dall'esito della tua ira. Solo allora le tue fiamme si coloreranno di speranza: il loro calore è solo un attimo che puoi donare a chi ami per fargli sentire la tua presenza riflesso di un amore che, invece, sa di eternità.