sabato 10 marzo 2018

Il dono della felicità


Un giorno di qualche anno fa, Dio abbassò lo sguardo verso la terra e notò, in un angolo disperso nell'immenso pianeta una donna che, china sulle ginocchia, strofinava il pavimento con un panno. La folta chioma ramata le copriva il volto, ma delle goccioline d'acqua le segnavano il viso e scivolavano ritmiche sulle piastrelle del pavimento. "Donna, perché piangi?". La giovane ignorò il richiamo del Signore e continuò a raschiare il pavimento... "Perché non mi rispondi?". Lei continuò le sue faccende fino a sera e quando si stese sul letto, le piccole gocce d'acqua ripresero ritmiche a segnarle il volto.  Dio non tollerò la vista di quel dolore sordo e il giorno dopo volle farle un regalo. La donna si svegliò e sulla ringhiera del suo balcone scorse un pettirosso che per tutta la mattina cantò al ritmo delle sue lacrime. La sera, quando la piccola donna si stese sul letto, si sentì rincuorata per aver avuto la compagnia di un così dolce uccello, ma, non appena chiuse gli occhi, le goccioline d'acqua ripresero a segnare il suo volto. Dio si dispiacque, forse non aveva gradito il suo dono e il giorno dopo la richiamò "Piccola perché piangi?", ma la dolce ragazza non rispose, così il Signore volle superarsi e le fece un dono più grande. Quando la fanciulla si svegliò trovò oltre la finestra un’alba senza precedenti: il cielo era striato di rosso e da piccole feritoie si intravvedeva l’azzurro. La giovane sollevò lo sguardo verso il cielo e si lasciò inondare da quella luce variopinta, ma di lì a poco tornò alle sue faccende e, a mano a mano che le ore passavano, il suo viso tornava e bagnarsi di lacrime. “Piccola e inconsolabile creatura, domattina ti strapperò un sorriso, quanto è vero che sono il tuo Dio”. La mattina a seguire, sul davanzale della cucina, dove sostavano dei piccoli vasi ricolmi di terra, la piccola fanciulla trovò alcune violette, seminate da tempo, ma mai sbocciate. Non poté fare a meno di scoprire i bei denti bianchi per lo stupore, ma ben poco durò quell'emozione. "Che cosa fare con te, piccolo cuore autunnale?", ma il suo Dio non si arrese, non Gli bastava la breve emozione di un sorriso, voleva renderla felice! La giovane lavorava piccole sculture di creta, che aveva nel tempo accumulato nello scantinato. Il Dio le suggerì l'idea di metterle in vendita, per raccogliere un po' di soldini che le avrebbero permesso di dedicarsi un po' più a se stessa e magari farsi aiutare in casa nelle mansioni domestiche. La piccola donna non fece in tempo a disporre sulla panca presso il mercatino rionale i suoi piccoli oggetti, che questi andarono venduti e la piccola tornò a casa con la sacca piena di spiccioli. Così prese a creare vasi colorati, oggetti da tavolo e quant'altro le permettesse di realizzare una somma tale da farsi aiutare in casa. Più fiera, ma pur sempre triste, la piccola donna continuava il suo cammino e il suo Dio le metteva dinanzi ogni sorta di bene. Trascorso un po' di tempo, la piccola comprese l'arcano e sollevò gli occhi verso il cielo, dove sapeva essere il suo Dio e gli disse "Perché fai questo per me? ... Ma non riuscì a dire altro perché un fiume di lacrime le impedì di parlare e quel fiume non cessò che dopo giorni... "Piccola non sei felice?", ma la fanciulla non riusciva a rispondere perché le bastava sollevare lo sguardo per riprendere a piangere..."Piangi, piangi pure piccola creatura infelice, almeno non piangerai più da sola, ma lo farai insieme a me ". Passarono i giorni, le settimane e i mesi, finché la piccola esaurì le sue lacrime e finalmente poté parlare al suo Dio... "Signore, tu mi hai chiesto cosa puoi fare per rendermi felice ebbene io desidero venire da Te, che, unico, hai amato me, misera creatura". "Mia piccola, non sei ancora matura per raggiungere il tuo Dio, vuoi forse donare un frutto acerbo al tuo Signore?"... "Allora sarò infelice, perché non desidero che stare con Te, ti supplico, vienimi a prendere!"... "Non tentarmi bambina mia, ma poiché insisti ti farò un dono grazie al quale desidererai restare ancora un po', finché il frutto non sarà maturo". La piccola fanciulla non poté credere che, per la prima volta, il suo Amato le negasse qualcosa, proprio ora che si era decisa a rispondergli!". Il suo Dio non le fece avvertire la sua presenza per un po' e la giovane donna si sentì persa e, se prima era infelice, ora era angosciata, tuttavia non smarrì quel filo di speranza, che poi è certezza, che il suo Signore non l'avrebbe lasciata insoddisfatta. Fu così che conobbe l'Amore, quello terreno, a immagine e somiglianza di quello divino, e si sentì una sola cosa con l'amato e l'Amore che spirava da loro e che ella, ogni giorno restituiva al suo Dio. Un'eco d'amore infinito la legò ogni giorno di più al suo Dio, cui la giovane rivolgeva sospiri di riconoscenza infinita per il prezioso regalo che aveva voluto donarle... la felicità.


sabato 24 giugno 2017

La misura del cuore

Un giorno Laura incontrò Dio, non perse tempo a meravigliarsi, non sostò nel pensiero della follia di quell'istante, ma pensò, seriamente, dovesse cogliere l'occasione per fargli delle domande, quelle stesse domande che l'avevano condotta a quel momento.
- Mio Dio, che mi ami tanto da essere venuto a visitarmi, mio Amore che sei sempre al mio fianco, che rispondi alle mie preghiere ed esaudisci ogni mia supplica, ti prego dona un attimo pace al mio animo inquieto e sazialo del tuo ascolto -.
Così Laura sollevò gli occhi dal cuore, incontrò lo sguardo di Dio e cominciò a parlare senza parole -Mio Dio, qual è la misura del dolore che l'uomo può contenere se dinanzi ad una sola ingiustizia la terra dovrebbe arrestarsi, dinanzi al massacro di una sola vita, il mondo dovrebbe esplodere. Ogni singolo istante di dolore è sconfinato, ogni singolo passo lontano dall'amore è assenza infinita. Come può il cuore della tua creatura contenere tutto questo, quale la sua forza per sostenerne il peso, quale la sua sostanza per non strapparsi dinanzi al dilagare del male-.
Così Dio entrò nel suo cuore fino a riempirlo della sua presenza e a tutto nutrirlo della sua essenza. Laura respirò come fosse la prima volta, e si sentì felice e in quella gioia annegò ogni inquietudine, ogni paura. -Forse la misura del cuore è l'infinitamente piccolo, la sua sostanza è la fragilità, forse il suo peso è la leggerezza...-.
Laura non ebbe una risposta ma nell'assenza, nel dolore, nell'impotenza, mai smise di contenere il bene e la gioia e l'amore che Dio insufflò nel suo cuore. "Non c'è un male così forte che possa escludere il bene, un buio così oscuro da offuscare la luce, un odio così grande che possa schiacciare l'Amore".

martedì 10 maggio 2016

Fuoco

Fuoco dall'anima duplice, dai la vita e dissemini la morte, ami e divori, distruggi e riscaldi, crei e demolisci. Fuoco che non guardi l'esito del tuo passaggio, sensuale e rabbioso, nobile e brutale, fuoco che animi e poi annienti: decidi della sorte delle persone che ami e liberi dalle catene l'uomo malvagio. Fuoco che illumini e spegni i cuori portandoli alla resa. Fuoco benedetto e maledetto per l'eternità, senza scampo percorri la tua esistenza covando sotto le ceneri, divampando nell'aere altezzoso, mai sazio e pieno del tuo calore. Chi domerà le tue fiamme, chi curerà le tue ferite, chi dirimerà la tua anima inquieta, chi ti insegnerà l'Amore? Forse il vento lieve di primavera col suo docile respiro, forse le lacrime di chi ti ha amato o il sorriso di chi non teme la morte. Quando affiderai le tue fiamme bramose all'amore, quando cesserai di credere di essere il solo ad aver patito e di avere il diritto di essere infelice per la tua natura così virulenta. Eppure troverai chi amerà tanto il tuo calore, da stringere fra le braccia le tue fiamme e rimanerne illeso, troverai chi sorriderà dinanzi alle tue acrobazie quando sei euforico, o ti scoverà sotto le ceneri quando vorrai svanire. Toverai chi ti aspetta quando fuggi dalla fredda pioggia d'inverno o quando ti nascondi dall'esito della tua ira. Solo allora le tue fiamme si coloreranno di speranza: il loro calore è solo un attimo che puoi donare a chi ami per fargli sentire la tua presenza riflesso di un amore che, invece, sa di eternità.

sabato 9 aprile 2016

La felicità, linea di confine tra cielo e terra

La nebbia si dirada e lascia intravvedere la sagoma di un orizzonte non lontano, oltre le lacrime, rugiada sulle foglie a prima mattina, oltre il dolore, cobalteo abisso dello sconfinato Oceano, ombre e luci si stagliano nel vasto panorama di un nuovo giorno: il profumo di terra umida e idratata dalla lunga notte, il sole penetra la foschia e colora impunemente il cielo di primavera, al limite tra l'oscurità e la luce, l'aria s'impasta di chiaroscuri e il cuore si eleva perplesso fino all'Eterno: "Tu mi hai donato l'ombra per riconoscere la luce, le lacrime per assaporare la gioia, il dolore per amare la felicità, l'abisso per elevarmi, il limite per adorare Te, che sei l'immenso e da qui, in quest'orizzonte che divide e unisce resto attonito a chiederti di restare,  di accompagnarmi lungo questa lunga linea, in bilico fra terra e cielo, ma con il cuore stretto nelle tue grandi mani".

sabato 19 marzo 2016

La gioia è il sussurro di Dio

Dopo la tempesta, una lieve brezza, un alito di vento, un sussurro, sovrastano la natura devastata. Il cielo terso e striato da stralci di nuvole residue, si intiepidisce pervaso dai raggi di sole, che maestoso si erge all'orizzonte. Non c'è buio cui non segua la luce, pare affermare la calda stella imponente, non c'è ghiaccio che non possa trasformarsi in sorgente. E'così che gli alberi dischiudono i loro fiori, l'erba si rizza sulla calda terra e la dispinge di un verde novello, le timide farfalle volteggiano festose punteggiando il paesaggio di colori vivaci. E' così che arriva la gioia, silente, come un fiore che si apre alla vita, impercettibile come il battito d'ali di farfalla e lieve sfiora la terra come un fruscio di vento tiepido. Non puoi afferrarla senza soffocarla, non puoi guardarla, senza vederla sfumare, puoi solo sentirla, ascoltarla nel silenzio di un cuore devastato dalla tormenta e svuotato dalle macerie dell'impeto della burrasca, ripulito dalle onde che prepotenti irrompono senza una senso nè una direzione, portando con sè tutto quanto incontrano nel loro cammino. La gioia è un atto di fede, è un profumo soave, una breve stagione, un caldo abbraccio. Cedere al timore di perderla è già averla smarrita, contenere l'esuberanza della sua leggerezza è più difficle che cingere un'oncia di dolore. La gioia vuole un cuore puro, capace di contemplarla, senza esserne sopraffatto, un cuore sincero che sappia riconoscerla e scovarla nelle piccole cose. Un cuore semplice è un cuore capace di gioia, un cuore umile ne conosce il significato, un cuore folle può vivere un vita nell'attesa di incontrarla ed un cuore grato è capace di accettare il rischio di perderla, perchè averla incontrata anche una sola volta nell'arco di un'intera vita, è sufficiente per comprendere l'esistenza di un cielo, che accoglie la nostra miseria e, nel suo immenso amore, annega il dolore nel suo palpito infinito.

mercoledì 2 marzo 2016

Luisa corre

Luisa corre, tutti i giorni, nel parco alla periferia della sua città, forse è più giusto dire che Luisa scappa, ogni giorno Luisa scappa dai suoi ricordi, fa uno sforzo magistrale per lasciarsi alle spalle il peso del giorno che ha preceduto la notte. Prima che i pensieri l'assalgano indossa le sue scarpette, prima del caffè, prima della colazione, quando è ancora nel dormiveglia. Allora scende le scale di corsa, indossa le sue cuffie e comincia a correre. Guarda avanti Luisa e si allontana dal passato che non si stanca mai di seguirla. Ma Luisa è forte e corre più veloce. Luisa non ha paura, Luisa è sola, veramente sola - Come ogni uomo d’altronde, come ognuno di noi sarà nell'ultimo istante della sua vita - pensa. Luisa è coraggiosa e non accetta compromessi, è fiera. Un giorno Luisa cade, scivola sulle scale di casa, stupidamente proprio mentre si accinge alla sua corsa mattutina. Luisa è sola e non ha con sé il cellulare, sente dolore alla caviglia e si trascina verso casa. Luisa non può più correre per almeno quaranta giorni. Luisa non è più fiera, sente che non potrà fuggire al suo dolore, questa volta deve attraversarlo, se non vuole farsi ingurgitare dalle sue spire, deve lasciare che questi l'afferri, e, leggera come una piuma, deve lasciarsi trasportare dove questi la conduce. Luisa ha paura, e si sente umiliata dalla sua inabilità. E' mattina, il primo giorno senza la sua corsa, Luisa apre gli occhi, fa per mettere il piede a terra e sente il rumore del gesso sul pavimento, così ricorda che oggi non potrà correre. Si dirige in cucina con le stampelle e prepara il caffè, tutto è così pesante, la sua gamba, i suoi pensieri, la sua colazione. Luisa chiude gli occhi e lascia che tutto accada, una lacrima scivola sulle sue guance, e un'altra ancora - Forza, Luisa, respira, che vuoi che sia, ogni mattina fai chilometri di corsa, prenditi il tempo per riposare - prova, così, a consolarsi. Una morsa le stringe lo stomaco. Luisa non si riconosce, dove il suo orgoglio, dove la sua forza, dove il coraggio...Bussano alla porta, è la sua vicina, ha saputo che è caduta e le ha portato qualcosa per il pranzo. Al telefono il suo capo le chiede come stia. Il suo papà, nel pomeriggio, passa a trovarla e trascorre un po' di tempo con lei...Luisa è felice. Pensava di essere sola, invisibile, invincibile, ma quando è stata sconfitta da quello che non poteva controllare, ha sentito la carezza del suo Dio, nelle piccole cose, nell'invisibilità del dono di sé. Luisa è felice, inabile, bloccata, impotente e … innamorata si abbandona alle carezze del suo Creatore.

lunedì 29 febbraio 2016

Il fascino della verità

La verità è entrata nel mio cuore col suo volto limpido, con la sua voce soave, con i suoi colori vibranti, mi ha sedotto e ora non posso fare a meno di cercarla e di sperimentare le sue mille sfumature. Mi travolge la gioia della sua scoperta, l'ansia della sua ricerca, il dolore delle sue sconfitte, anche la sofferenza pare dolce alla luce della Verità. Pare un prezzo giusto per chi la ama, il fio della sofferenza. Lei penetra dentro di te, dal silenzio arriva e con un fragore esplode nel tuo cuore. Dapprima ti rende fiero, audace, come un soldato che ostenta il suo stendardo, poi ti forgia, come il vento che modella le pietre, infine ti fa suo, tutto, sempre. Non è mai tua, ne hai fame e sete, perchè quando ti pare di averla raggiunta, ti sfiora e fugge via, legandoti a lei con un cordone invisibile, ma sempre più spesso. Come un amante ti nutre e ti affama allo stesso tempo. Sinuosa volteggia innanzi ai tuoi occhi, ti inebria del suo profumo e quando ti manca senti il dolore della sua assenza. Così piano piano il sentimento nei suoi confronti cambia, ti senti schiavo d'amore, piccolo e inerme, le chiedi di darti un po’ di tempo per pensare, vuoi provare ad essere libero, senza di lei. Dapprincipio ti senti più lieve, poi risale come un’eco dalla parte più profonda di te, è il suo profumo, è il ricordo delle emozioni e dei bei momenti trascorsi insieme, a combattere, come soldati, e capisci che non puoi lasciarla andare, che non puoi tornare indietro, che lei ti ha cambiato e non sei più quello di prima, che non avresti dovuto lasciarti sedurre dapprincipio, che ora negarla significa rinnegare te stesso, significa soffocare la tua anima, non riuscire a darle voce. Il tuo cuore geme, perchè non trova più le parole e tu sei lì sospeso, tra il desiderio della resa, il non volerti sentire schiavo. Desideri una vita serena, senza i toni accesi dell'osservare l'ingiustizia e il sopruso, vorresti vivere di illusioni e accettare per vero quello che ti danno da credere. Implori, "Signore donami di vivere nel mondo, ridammi la mia libertà!”. Ma poi, stare lontano da quanto ti chiede di lottare, non è più una liberazione, ti senti snaturato, sì, perchè la tua natura non è più quella di prima di incontrarla, tu sei lì, la parte migliore di te è nell'incontro con la tua amata e rinnegarla significa, perderersi, perdere quella parte di te che tutta si è donata. Né con lei, nè senza di lei. Così dichiari la tua resa, ti abbandoni alla tua amata, non prima di aver pregato iddio di partarti via dal tuo tormento, prendendosi la tua vita. Umile e sconfitto dall'amore, smetti di resisterle. Sai che soffrirai ancora e ancora, ma sai anche che senza di lei è morte comunque. Così fai della verità il tuo vessillo, il tuo scudo. Solo in questo trovi la pace, nella quiete dell'abbandono, perchè la Verità trascende l'individuo fragile e corrotto, la verità entra nel mondo quando il cielo si squarcia nei lampi, la Verità è sinuosa, scende verso il basso e spinge verso l'alto, non puoi mai afferrarla, la Verità è tanta e troppa, la si può solo amare.