sabato 5 luglio 2025

Presente

Dove sei mio amato?
Ti cerco ancora
fra i flutti e gli scogli
tra il cielo e le nubi?
Nelle frange del dolore? 
Vieni a prendermi 
dolce amor mio
o non avrò più la forza di cercarti
portami sulle tue ali
voglio sostare lieve
nello spazio del nulla
soffia sul mio cuore pavido
spingimi con il tuo alito
verso la vita  tenue
in quel breve confine
tra l'ora e il non ancora.



giovedì 23 marzo 2023

Nostalgia

Se fossi il tempo, di tanto in tanto mi fermerei

a dipingere prati e sentieri rigogliosi,

spennellerei il cielo di blu

con schizzi di nuvole bianche.

Darei più tempo a chi gliene resta poco

sarei clemente con chi non ne ha avuto abbastanza

e lauto con chi non ne ha avuto per niente.

Sarei rapido per ingannare il dolore

e fugace per accorciare l'attesa.

Strapperei le ore ai cinici e ai malvagi,

le annienterei ai criminali e agli assassini.

Forse vorrei essere qualcos'altro,

qualcosa di bello, di abbondante e generoso.

Sarei caldo e accogliente,

abbastanza grande da essercene per tutti

 o forse sarei l'istante,

quel niente che non fa in tempo ad essere 

che è già dimenticato, 

sarei quel brivido che attraversa lo spazio,

qui e ora, immantinente.

domenica 13 novembre 2022

Camminare

Passi cadenzati fendono l’aria tersa,

pezzi di cielo avvolgono il corpo sinuoso, 


gocce di rugiada percorrono le guance rosee,


raggi di sole caldo non lasciano andare l’estate.


Un sorriso gemma dal cuore autunnale.

giovedì 6 ottobre 2022

La tua voce


Odo ancora la tua voce metallica

come lame lucide e sferzanti.

Vedo il tuo viso pallido

come le notti livide di luna piena. 


Sento il tuo grembo arido


come deserti torridi e assetati.


Ancora qualche fremito. 


Ancora un anelito. 


E poi il silenzio spazzerà via ogni cosa.


Dove è la tua ilare presenza


dove la tua gioia goliardica,


dove sono le tue risate.


Dove quell’unico abbraccio 


quell’istante di inaspettato amore.

giovedì 28 ottobre 2021

Il silenzio

 



Sulle acque limpide

una leggera brezza.

Un po' di nebbia

all'orizzonte.

Il cielo azzurro.

L'aria tersa.

Un cuore inquieto

scalpita,

freme,

si accosta

e si arresta.


domenica 3 gennaio 2021

Perdersi

Rispecchiarsi in acque torbide

Stringere mani che non hanno più presa

Seguire le impronte di piedi stagnanti.


Il sole ancora splende!


Il cielo è limpido, 


L’aria è tersa.


Vorrei essere vento


Per smuovere le ceneri


Fino all’ora del tramonto


Ancora potrei.

lunedì 14 dicembre 2020

Omnia vincit amor

Il cielo dipinto di rosa al tramonto,

le scaglie d’argento del mare increspato,

il cinguettio delle rondini in primavera,

il tintinnio della pioggia sulle foglie in estate,

il suono delle campane nelle piazze deserte,

l’odore dell’erba appena tagliata,

il profumo di latte sulle labbra del neonato.

Il buio oltre i tuoi occhi chiusi,

il retrogusto amaro del dolore perenne,

il primo battito dopo il nostro addio,

il primo respiro dopo l’ultimo bacio,

il primo raggio di sole 

che scalda il cuore attonito.

Cercarti oltre il tempo e lo spazio

tra le stelle a danzare con gli angeli.

 

lunedì 2 novembre 2020

Tra cielo e terra, l’alba di un nuovo giorno

Il buio voleva vedere il suo volto così chiese al sole di fargli un ritratto. Il sole lo accontentò e disegnò una lunga linea bianca. “Ma cos’è questa!?” disse il buio, “io vedo solo una linea” “È quello che vedo” soggiunse il sole. Il buio rimase deluso così il sole gli suggerì "aspetta la sera e quando incontrerai la luna chiedile di farti un ritratto". Così il buio aspettò la sera e quando vide la luna le chiese un ritratto: “Ora sono a tre quarti”, rispose la luna, "torna quando sarò luna piena e potrò vederti meglio”. Così la prima notte di luna piena la luna fece il suo bel ritratto. Il buio curioso si affrettò a guardare il disegno e con grande sorpresa vide solo delle immagini scure. Rimase interdetto, ma gli venne un’idea: sovrappose i due ritratti e si delineò l’orizzonte.



giovedì 2 aprile 2020

Quando la luna cadde dal cielo.

In una notte di qualche tempo fa una luna tonda e bianca illuminava il cielo terso con la sua calda luce e gli uomini ammirati dal candore di quella sfera limpida si lasciavano scaldare dai suoi raggi tiepidi. Nel conversare, inebriati dal chiaro di luna, gli ilari spettatori di quello spettacolo di luce, furono distratti da un fenomeno inaspettato: la luna repentinamente cadde dal cielo e si posò fra di loro. Ci fu un fuggi fuggi dei presenti spaventati, pianti e accorate preghiere, finché la calda sfera si pose al fianco di una donna. Incoraggiata dal suo candore che le scaldava il cuore, la fortunata le rivolse queste parole: "Illuminami sorella, cosa vuoi dirmi, perché hai lasciato solo il cielo, ci sentiamo soli e spaventati, non vorrai che le notti rimangano buie per sempre? Orsù torna nel cielo a fare bella mostra di te e tutti saremo nuovamente felici!".  La dolce luna rispose: "Ora sono un bouquet di fiori bianchi, distribuiscili a chi desidera il mio calore!".  Così quella donna replicò agli astanti: "Chi vuole uno di questi fiori bianchi e luminosi?". Risposero attoniti i presenti: "Noi non vogliamo fiori, desideriamo che la luna torni nel cielo a illuminare le nostre notti!". Così la donna supplicò la luna: "Ti prego sorella cara, torna nel cielo, non c'è luce senza di te! Così la luna, non potendo deludere le preghiere dell’amata tornò in cielo sotto mutate spoglie...non più luna, ma stella vibrante...non più luce abbagliante, ma guida che spiana la strada del paradiso... Le notti non furono più le stesse senza la luce calda della luna, ma ognuno dei presenti, che aveva assistito a quel singolare fenomeno, imparò a cercare quella meravigliosa stella nel cielo…per scoprire che c’era …sempre …per chiunque lo volesse.

sabato 10 marzo 2018

Il dono della felicità


Un giorno di qualche anno fa, Dio abbassò lo sguardo verso la terra e notò, in un angolo disperso nell'immenso pianeta una donna che, china sulle ginocchia, strofinava il pavimento con un panno. La folta chioma ramata le copriva il volto, ma delle goccioline d'acqua le segnavano il viso e scivolavano ritmiche sulle piastrelle del pavimento. "Donna, perché piangi?". La giovane ignorò il richiamo del Signore e continuò a raschiare il pavimento... "Perché non mi rispondi?". Lei continuò le sue faccende fino a sera e quando si stese sul letto, le piccole gocce d'acqua ripresero ritmiche a segnarle il volto.  Dio non tollerò la vista di quel dolore sordo e il giorno dopo volle farle un regalo. La donna si svegliò e sulla ringhiera del suo balcone scorse un pettirosso che per tutta la mattina cantò al ritmo delle sue lacrime. La sera, quando la piccola donna si stese sul letto, si sentì rincuorata per aver avuto la compagnia di un così dolce uccello, ma, non appena chiuse gli occhi, le goccioline d'acqua ripresero a segnare il suo volto. Dio si dispiacque, forse non aveva gradito il suo dono e il giorno dopo la richiamò "Piccola perché piangi?", ma la dolce ragazza non rispose, così il Signore volle superarsi e le fece un dono più grande. Quando la fanciulla si svegliò trovò oltre la finestra un’alba senza precedenti: il cielo era striato di rosso e da piccole feritoie si intravvedeva l’azzurro. La giovane sollevò lo sguardo verso il cielo e si lasciò inondare da quella luce variopinta, ma di lì a poco tornò alle sue faccende e, a mano a mano che le ore passavano, il suo viso tornava e bagnarsi di lacrime. “Piccola e inconsolabile creatura, domattina ti strapperò un sorriso, quanto è vero che sono il tuo Dio”. La mattina a seguire, sul davanzale della cucina, dove sostavano dei piccoli vasi ricolmi di terra, la piccola fanciulla trovò alcune violette, seminate da tempo, ma mai sbocciate. Non poté fare a meno di scoprire i bei denti bianchi per lo stupore, ma ben poco durò quell'emozione. "Che cosa fare con te, piccolo cuore autunnale?", ma il suo Dio non si arrese, non Gli bastava la breve emozione di un sorriso, voleva renderla felice! La giovane lavorava piccole sculture di creta, che aveva nel tempo accumulato nello scantinato. Il Dio le suggerì l'idea di metterle in vendita, per raccogliere un po' di soldini che le avrebbero permesso di dedicarsi un po' più a se stessa e magari farsi aiutare in casa nelle mansioni domestiche. La piccola donna non fece in tempo a disporre sulla panca presso il mercatino rionale i suoi piccoli oggetti, che questi andarono venduti e la piccola tornò a casa con la sacca piena di spiccioli. Così prese a creare vasi colorati, oggetti da tavolo e quant'altro le permettesse di realizzare una somma tale da farsi aiutare in casa. Più fiera, ma pur sempre triste, la piccola donna continuava il suo cammino e il suo Dio le metteva dinanzi ogni sorta di bene. Trascorso un po' di tempo, la piccola comprese l'arcano e sollevò gli occhi verso il cielo, dove sapeva essere il suo Dio e gli disse "Perché fai questo per me? ... Ma non riuscì a dire altro perché un fiume di lacrime le impedì di parlare e quel fiume non cessò che dopo giorni... "Piccola non sei felice?", ma la fanciulla non riusciva a rispondere perché le bastava sollevare lo sguardo per riprendere a piangere..."Piangi, piangi pure piccola creatura infelice, almeno non piangerai più da sola, ma lo farai insieme a me ". Passarono i giorni, le settimane e i mesi, finché la piccola esaurì le sue lacrime e finalmente poté parlare al suo Dio... "Signore, tu mi hai chiesto cosa puoi fare per rendermi felice ebbene io desidero venire da Te, che, unico, hai amato me, misera creatura". "Mia piccola, non sei ancora matura per raggiungere il tuo Dio, vuoi forse donare un frutto acerbo al tuo Signore?"... "Allora sarò infelice, perché non desidero che stare con Te, ti supplico, vienimi a prendere!"... "Non tentarmi bambina mia, ma poiché insisti ti farò un dono grazie al quale desidererai restare ancora un po', finché il frutto non sarà maturo". La piccola fanciulla non poté credere che, per la prima volta, il suo Amato le negasse qualcosa, proprio ora che si era decisa a rispondergli!". Il suo Dio non le fece avvertire la sua presenza per un po' e la giovane donna si sentì persa e, se prima era infelice, ora era angosciata, tuttavia non smarrì quel filo di speranza, che poi è certezza, che il suo Signore non l'avrebbe lasciata insoddisfatta. Fu così che conobbe l'Amore, quello terreno, a immagine e somiglianza di quello divino, e si sentì una sola cosa con l'amato e l'Amore che spirava da loro e che ella, ogni giorno restituiva al suo Dio. Un'eco d'amore infinito la legò ogni giorno di più al suo Dio, cui la giovane rivolgeva sospiri di riconoscenza infinita per il prezioso regalo che aveva voluto donarle... la felicità.


sabato 24 giugno 2017

La misura del cuore

Un giorno Laura incontrò Dio, non perse tempo a meravigliarsi, non sostò nel pensiero della follia di quell'istante, ma pensò, seriamente, dovesse cogliere l'occasione per fargli delle domande, quelle stesse domande che l'avevano condotta a quel momento.
- Mio Dio, che mi ami tanto da essere venuto a visitarmi, mio Amore che sei sempre al mio fianco, che rispondi alle mie preghiere ed esaudisci ogni mia supplica, ti prego dona un attimo pace al mio animo inquieto e sazialo del tuo ascolto -.
Così Laura sollevò gli occhi dal cuore, incontrò lo sguardo di Dio e cominciò a parlare senza parole -Mio Dio, qual è la misura del dolore che l'uomo può contenere se dinanzi ad una sola ingiustizia la terra dovrebbe arrestarsi, dinanzi al massacro di una sola vita, il mondo dovrebbe esplodere. Ogni singolo istante di dolore è sconfinato, ogni singolo passo lontano dall'amore è assenza infinita. Come può il cuore della tua creatura contenere tutto questo, quale la sua forza per sostenerne il peso, quale la sua sostanza per non strapparsi dinanzi al dilagare del male-.
Così Dio entrò nel suo cuore fino a riempirlo della sua presenza e a tutto nutrirlo della sua essenza. Laura respirò come fosse la prima volta, e si sentì felice e in quella gioia annegò ogni inquietudine, ogni paura. -Forse la misura del cuore è l'infinitamente piccolo, la sua sostanza è la fragilità, forse il suo peso è la leggerezza...-.
Laura non ebbe una risposta ma nell'assenza, nel dolore, nell'impotenza, mai smise di contenere il bene e la gioia e l'amore che Dio insufflò nel suo cuore. "Non c'è un male così forte che possa escludere il bene, un buio così oscuro da offuscare la luce, un odio così grande che possa schiacciare l'Amore".

martedì 10 maggio 2016

Fuoco

Fuoco dall'anima duplice, dai la vita e dissemini la morte, ami e divori, distruggi e riscaldi, crei e demolisci. Fuoco che non guardi l'esito del tuo passaggio, sensuale e rabbioso, nobile e brutale, fuoco che animi e poi annienti: decidi della sorte delle persone che ami e liberi dalle catene l'uomo malvagio. Fuoco che illumini e spegni i cuori portandoli alla resa. Fuoco benedetto e maledetto per l'eternità, senza scampo percorri la tua esistenza covando sotto le ceneri, divampando nell'aere altezzoso, mai sazio e pieno del tuo calore. Chi domerà le tue fiamme, chi curerà le tue ferite, chi dirimerà la tua anima inquieta, chi ti insegnerà l'Amore? Forse il vento lieve di primavera col suo docile respiro, forse le lacrime di chi ti ha amato o il sorriso di chi non teme la morte. Quando affiderai le tue fiamme bramose all'amore, quando cesserai di credere di essere il solo ad aver patito e di avere il diritto di essere infelice per la tua natura così virulenta. Eppure troverai chi amerà tanto il tuo calore, da stringere fra le braccia le tue fiamme e rimanerne illeso, troverai chi sorriderà dinanzi alle tue acrobazie quando sei euforico, o ti scoverà sotto le ceneri quando vorrai svanire. Toverai chi ti aspetta quando fuggi dalla fredda pioggia d'inverno o quando ti nascondi dall'esito della tua ira. Solo allora le tue fiamme si coloreranno di speranza: il loro calore è solo un attimo che puoi donare a chi ami per fargli sentire la tua presenza riflesso di un amore che, invece, sa di eternità.

sabato 9 aprile 2016

La felicità, linea di confine tra cielo e terra

La nebbia si dirada e lascia intravvedere la sagoma di un orizzonte non lontano, oltre le lacrime, rugiada sulle foglie a prima mattina, oltre il dolore, cobalteo abisso dello sconfinato Oceano, ombre e luci si stagliano nel vasto panorama di un nuovo giorno: il profumo di terra umida e idratata dalla lunga notte, il sole penetra la foschia e colora impunemente il cielo di primavera, al limite tra l'oscurità e la luce, l'aria s'impasta di chiaroscuri e il cuore si eleva perplesso fino all'Eterno: "Tu mi hai donato l'ombra per riconoscere la luce, le lacrime per assaporare la gioia, il dolore per amare la felicità, l'abisso per elevarmi, il limite per adorare Te, che sei l'immenso e da qui, in quest'orizzonte che divide e unisce resto attonito a chiederti di restare,  di accompagnarmi lungo questa lunga linea, in bilico fra terra e cielo, ma con il cuore stretto nelle tue grandi mani".

sabato 19 marzo 2016

La gioia è il sussurro di Dio

Dopo la tempesta, una lieve brezza, un alito di vento, un sussurro, sovrastano la natura devastata. Il cielo terso e striato da stralci di nuvole residue, si intiepidisce pervaso dai raggi di sole, che maestoso si erge all'orizzonte. Non c'è buio cui non segua la luce, pare affermare la calda stella imponente, non c'è ghiaccio che non possa trasformarsi in sorgente. E'così che gli alberi dischiudono i loro fiori, l'erba si rizza sulla calda terra e la dispinge di un verde novello, le timide farfalle volteggiano festose punteggiando il paesaggio di colori vivaci. E' così che arriva la gioia, silente, come un fiore che si apre alla vita, impercettibile come il battito d'ali di farfalla e lieve sfiora la terra come un fruscio di vento tiepido. Non puoi afferrarla senza soffocarla, non puoi guardarla, senza vederla sfumare, puoi solo sentirla, ascoltarla nel silenzio di un cuore devastato dalla tormenta e svuotato dalle macerie dell'impeto della burrasca, ripulito dalle onde che prepotenti irrompono senza una senso nè una direzione, portando con sè tutto quanto incontrano nel loro cammino. La gioia è un atto di fede, è un profumo soave, una breve stagione, un caldo abbraccio. Cedere al timore di perderla è già averla smarrita, contenere l'esuberanza della sua leggerezza è più difficle che cingere un'oncia di dolore. La gioia vuole un cuore puro, capace di contemplarla, senza esserne sopraffatto, un cuore sincero che sappia riconoscerla e scovarla nelle piccole cose. Un cuore semplice è un cuore capace di gioia, un cuore umile ne conosce il significato, un cuore folle può vivere un vita nell'attesa di incontrarla ed un cuore grato è capace di accettare il rischio di perderla, perchè averla incontrata anche una sola volta nell'arco di un'intera vita, è sufficiente per comprendere l'esistenza di un cielo, che accoglie la nostra miseria e, nel suo immenso amore, annega il dolore nel suo palpito infinito.

mercoledì 2 marzo 2016

Luisa corre

Luisa corre, tutti i giorni, nel parco alla periferia della sua città, forse è più giusto dire che Luisa scappa, ogni giorno Luisa scappa dai suoi ricordi, fa uno sforzo magistrale per lasciarsi alle spalle il peso del giorno che ha preceduto la notte. Prima che i pensieri l'assalgano indossa le sue scarpette, prima del caffè, prima della colazione, quando è ancora nel dormiveglia. Allora scende le scale di corsa, indossa le sue cuffie e comincia a correre. Guarda avanti Luisa e si allontana dal passato che non si stanca mai di seguirla. Ma Luisa è forte e corre più veloce. Luisa non ha paura, Luisa è sola, veramente sola - Come ogni uomo d’altronde, come ognuno di noi sarà nell'ultimo istante della sua vita - pensa. Luisa è coraggiosa e non accetta compromessi, è fiera. Un giorno Luisa cade, scivola sulle scale di casa, stupidamente proprio mentre si accinge alla sua corsa mattutina. Luisa è sola e non ha con sé il cellulare, sente dolore alla caviglia e si trascina verso casa. Luisa non può più correre per almeno quaranta giorni. Luisa non è più fiera, sente che non potrà fuggire al suo dolore, questa volta deve attraversarlo, se non vuole farsi ingurgitare dalle sue spire, deve lasciare che questi l'afferri, e, leggera come una piuma, deve lasciarsi trasportare dove questi la conduce. Luisa ha paura, e si sente umiliata dalla sua inabilità. E' mattina, il primo giorno senza la sua corsa, Luisa apre gli occhi, fa per mettere il piede a terra e sente il rumore del gesso sul pavimento, così ricorda che oggi non potrà correre. Si dirige in cucina con le stampelle e prepara il caffè, tutto è così pesante, la sua gamba, i suoi pensieri, la sua colazione. Luisa chiude gli occhi e lascia che tutto accada, una lacrima scivola sulle sue guance, e un'altra ancora - Forza, Luisa, respira, che vuoi che sia, ogni mattina fai chilometri di corsa, prenditi il tempo per riposare - prova, così, a consolarsi. Una morsa le stringe lo stomaco. Luisa non si riconosce, dove il suo orgoglio, dove la sua forza, dove il coraggio...Bussano alla porta, è la sua vicina, ha saputo che è caduta e le ha portato qualcosa per il pranzo. Al telefono il suo capo le chiede come stia. Il suo papà, nel pomeriggio, passa a trovarla e trascorre un po' di tempo con lei...Luisa è felice. Pensava di essere sola, invisibile, invincibile, ma quando è stata sconfitta da quello che non poteva controllare, ha sentito la carezza del suo Dio, nelle piccole cose, nell'invisibilità del dono di sé. Luisa è felice, inabile, bloccata, impotente e … innamorata si abbandona alle carezze del suo Creatore.

lunedì 29 febbraio 2016

Il fascino della verità

La verità è entrata nel mio cuore col suo volto limpido, con la sua voce soave, con i suoi colori vibranti, mi ha sedotto e ora non posso fare a meno di cercarla e di sperimentare le sue mille sfumature. Mi travolge la gioia della sua scoperta, l'ansia della sua ricerca, il dolore delle sue sconfitte, anche la sofferenza pare dolce alla luce della Verità. Pare un prezzo giusto per chi la ama, il fio della sofferenza. Lei penetra dentro di te, dal silenzio arriva e con un fragore esplode nel tuo cuore. Dapprima ti rende fiero, audace, come un soldato che ostenta il suo stendardo, poi ti forgia, come il vento che modella le pietre, infine ti fa suo, tutto, sempre. Non è mai tua, ne hai fame e sete, perchè quando ti pare di averla raggiunta, ti sfiora e fugge via, legandoti a lei con un cordone invisibile, ma sempre più spesso. Come un amante ti nutre e ti affama allo stesso tempo. Sinuosa volteggia innanzi ai tuoi occhi, ti inebria del suo profumo e quando ti manca senti il dolore della sua assenza. Così piano piano il sentimento nei suoi confronti cambia, ti senti schiavo d'amore, piccolo e inerme, le chiedi di darti un po’ di tempo per pensare, vuoi provare ad essere libero, senza di lei. Dapprincipio ti senti più lieve, poi risale come un’eco dalla parte più profonda di te, è il suo profumo, è il ricordo delle emozioni e dei bei momenti trascorsi insieme, a combattere, come soldati, e capisci che non puoi lasciarla andare, che non puoi tornare indietro, che lei ti ha cambiato e non sei più quello di prima, che non avresti dovuto lasciarti sedurre dapprincipio, che ora negarla significa rinnegare te stesso, significa soffocare la tua anima, non riuscire a darle voce. Il tuo cuore geme, perchè non trova più le parole e tu sei lì sospeso, tra il desiderio della resa, il non volerti sentire schiavo. Desideri una vita serena, senza i toni accesi dell'osservare l'ingiustizia e il sopruso, vorresti vivere di illusioni e accettare per vero quello che ti danno da credere. Implori, "Signore donami di vivere nel mondo, ridammi la mia libertà!”. Ma poi, stare lontano da quanto ti chiede di lottare, non è più una liberazione, ti senti snaturato, sì, perchè la tua natura non è più quella di prima di incontrarla, tu sei lì, la parte migliore di te è nell'incontro con la tua amata e rinnegarla significa, perderersi, perdere quella parte di te che tutta si è donata. Né con lei, nè senza di lei. Così dichiari la tua resa, ti abbandoni alla tua amata, non prima di aver pregato iddio di partarti via dal tuo tormento, prendendosi la tua vita. Umile e sconfitto dall'amore, smetti di resisterle. Sai che soffrirai ancora e ancora, ma sai anche che senza di lei è morte comunque. Così fai della verità il tuo vessillo, il tuo scudo. Solo in questo trovi la pace, nella quiete dell'abbandono, perchè la Verità trascende l'individuo fragile e corrotto, la verità entra nel mondo quando il cielo si squarcia nei lampi, la Verità è sinuosa, scende verso il basso e spinge verso l'alto, non puoi mai afferrarla, la Verità è tanta e troppa, la si può solo amare.

mercoledì 24 febbraio 2016

Danza di primavera

All'alba di un giorno di primavera il sole si alzò nel cielo radioso come non mai e felice di scaldare la gelida aria della notte con i suoi raggi benefici. Generosa la stella più grande del nostro cielo, espandeva il suo tiepido calore fra le nubi colorandole di un rosa aranciato. La terra baciata dal sole si beava nel tepore dell'alba e si lasciava avvolgere dal tenue calore dei tiepidi raggi. Il sole ammirava la terra e come un pittore la dipingeva di colori che si accendevano al suo passaggio lieve di un giorno di primavera. Era una danza di sguardi senza precedenti, fra la stella più luminosa e il pianeta azzurro, denso di atmosfera. La notte incalzava e la terra si apprestava al torpore del sonno nel gelo della notte senza luce. Coraggioso il globo affrontava la notte da miliardi di anni e aveva imparato ad attendere fiducioso il nuovo giorno per incontrare l'amata stella e lasciarsi avolgere dal suo radioso manto. Dopo quel giorno di primavera così lieve e appassionato, il sole cominciò a roteare nel cielo e a danzare per l'amata terra e questa rimase stupita da tanta grazia. Non era più abitudine l'avvicendarsi del giorno e della notte, ma attesa e abbandono fiducioso. Il vortice della passione accendeva ogni giorno più il nucleo dei due ed il sole incorse in una tempesta che avvolse la terra con un bagliore sì intenso e colorato da lasciare stupita l'umanità intera. Il magma scoperchiò le vette dei vulcani e la terra s'accese tutta, anche di notte, in un delirio di luce. I due corpi s'intrecciarono fino ad essere confusi, non si distingueva il verde delle foreste o l'azzurro dei fiumi, nè il bianco dei poli e il colore eburneo della notte. C'era una luce diffusa e un bagliore accecante, che spaventò la terra riarsa la quale non si riconobbe. "Ti prego, mia stella, spegni i tuoi raggi furiosi, prima che io sia assorbita dal tuo generoso calore. Se non avrò la notte non sentirò il giorno che incalza, se non ci sarà il buio e il freddo, come potrò apprezzare il tuo calore, dove l'attesa di un novo giorno se mi avvolgi con il tuo impeto". Il sole l'amò ancor più, perchè prima di allora non aveva compreso le sue fragilità e allentò la presa dei suoi raggi travolgenti. Quale gesto d'amore più grande di quello di imparare a leggere nel cuore dell'altro, quale luce più avvolgente di quella tra due sguardi innamorati, qual dono più grande di quello di sè all'altro, nell'anima sempre candida e nel corpo segnato dalle ferite del tempo, ma che rinasce ogni giorno fra le braccia dell'amato.

domenica 21 febbraio 2016

Diluvio

Lidia era a casa quel pomeriggio d'inverno di fine Dicembre, leggeva un libro nella penombra della sala, gustando le parole della sua autrice preferita, in compagnia di se stessa e abbandonata alle emozioni della sua intimità. D'improvviso un tuono ruppe il silenzio e illuminò il cielo buio. Lidia non diede peso a quel fragore, una cortina la separava dal mondo, in quell'istante di solitudine che ella stessa si era concessa. Presto dovette fare i conti con il vento che strappava i panni dallo stendino e vinceva sulle mollette più deboli, scaraventando al suolo le magliette ancora umide. Posò il libro sul tavolino e si diresse verso il balcone, non prima di aver stretto la vestaglia sui fianchi per far fronte al freddo che s'intensificava nelle folate di vento. Raccolse i panni alla rinfusa e sistemò in un cesto proponendosi di rassettarli una volta rientrata nel tepore della sala. Così fece, ripiegò le maglie, gli slip, gli strofinacci per riporli sul calorifero e lasciar evaporare l'umidità. Girò la valvola del termostato su venti gradi e tornò alla sua postazione, sul divano, coprendosi le gambe con il plaid sul quale in precedenza aveva poggiato le gambe. Lieta di aver provveduto a quanto utile per ripristinare la perduta tranquillità, riprese a leggere il libro dalla pagina precedente, per recuperare il filo della trama del romanzo. Un tuono, più forte la fece sobbalzare e distolse nuovamente la sua attenzione. Lidia amava i temporali, e cominciò ad osservare il cielo, che, a tratti e con sempre maggiore intensità s'illuminava in lontananza. La pioggia cominciò a sbattere sui vetri della finestra del salone e Lidia si decise a fare un giro per casa per verificare che tutte le imposte fossero chiuse. Rassicurata tornò alla sua postazione e rimase incantata ad osservare le finestre, prima coperte da piccole gocce d'acqua riposte alla rinfusa, poi, velocemente, bagnate in modo più uniforme. "Che spettacolo", pensò, si sentiva al sicuro, nel tepore della sua abitazione, ad osservare quell'acquazzone che incalzava contro il suo terrazzo, "Quasi quasi mi preparo una bella tisana calda". Non fece in tempo ad esaudire questo suo desiderio, che l'acqua cominciò a penetrare sotto le imposte. "Mai successo prima", blaterò, mentre prese a dirigersi verso il bagno per raccogliere qualche asciugamano da riporre tra l'infisso e il pavimento. In quel frangente si accorse che dalla finestra del bagno, che si esponeva direttamente sulla strada, penetrava l'acqua senza inibizione di sorta e cadeva sul pavimento schizzando sui sanitari. "E ora, cosa faccio?". L'emozione provata pochi istanti prima si trasformò gradualmente in timore e poi in allerta, perché in pochi minuti si accorse di aver i piedi nell'acqua. Lidia non era preparata, non era mai successo prima che l'acqua entrasse in casa e i tuoni si susseguissero in maniera incessante e tale da coprire il rumore del vento. Tornò in sala e cercò di guardare fuori dalla finestra per accorgersi che l'acqua cadeva in modo torrenziale, a secchiate e s'infrangeva contro la sua finestra, quasi ad aprirla. Afferrò il cellulare e chiamò i vigili del fuoco per capire come ci si comportasse in queste evenienze, ma non riuscì a mettersi in contatto, le linee erano intasate. In meno di niente l'acqua le arrivò alle ginocchia e lei, che abitava al piano rialzato, intese che sarebbe stato opportuno uscire dall'abitazione. Raccolse le chiavi di casa e qualche oggetto di valore. Il suo cuore andò subito al romanzo, afferrò il libro, raccolse un paio di stivali dall'armadio, indossò l'impermeabile e afferrò la borsa, sentendo il cuore nelle orecchie e il respiro affannoso. Aprì la porta d'ingresso, lasciando entrare un fiume d'acqua, cercò di richiudere la porta, ma non ci riuscì, mentre l'acqua le era salita fino all'inguine e il freddo l'avvolgeva come una coperta di ghiaccio. Tremando tutta salì sul terrazzo dove incontrò i vicini di casa, sconvolti, infreddoliti, i bimbi piangevano e le mamme urlavano istericamente. Lei no, rifuggiva gli sguardi spaventati delle persone che incontrava e si spinse fino al muretto del terrazzo, sporgendosi per capire cosa stesse succedendo. Doveva essere esondato il fiume, e una corrente si dirigeva all'impazzata trascinando con sé auto, persone, rami, oggetti d'ogni sorta. Nessuna logica nei suoi pensieri, angoscia, paura, freddo, tutto quanto la spinse a guardare in alto: "Mio Dio, io e Te, ora, stringimi la mano, stringimi forte, fammi calore, parla al mio cuore, non lasciarmi, fammi sentire che ci sei, perdonami per tutte le volte che ti ho offeso, se hai deciso, vienimi a prendere, portami con Te, sì, ti prego, portami con Te!”. Le lacrime le coprivano il volto e questo la faceva sentire sollevata, riusciva finalmente a spingere fuori da sé un po' d'angoscia. Una mano l'afferrò violentemente e la spinse per terra, Lidia guardò con odio la donna che l'aveva urtata, per accorgersi, nell'immediato, che se la signora non l'avesse spostata, sarebbe stata colpita da un pezzo di cornicione che le si stava scagliando contro. Lidia tornò in sé e ringraziò la donna con un sorriso, chiedendole implicitamente scusa per lo sguardo d'odio che poc'anzi le aveva lanciato. Qualcuno aveva scelto la vita per lei, o forse il suo Dio aveva risposto alle sue preghiere. Lidia si guardò intorno, la pioggia aveva diminuito la sua intensità, anche se un fiume d'acqua scorreva ancora tra le strade. Ricordò di aver lasciato la porta d'ingresso aperta e comprese che in quel fiume si raccoglieva tutto quanto le appartenesse, aveva perso tutto, tranne il romanzo, fradicio, ma che ancora stringeva fra le mani. Ripensò a quel momento in cui si era seduta sul divano, con il libro sulle ginocchia, si sentiva ricca, piena, al sicuro, inconsapevole che quello fosse il momento di snodo fra il prima e il dopo. Ora alzò lo sguardo supplice al cielo e chiese a Dio perché non l'avesse presa con sé, le toccava ricominciare, ancora una volta. Dopo quel momento di rabbia, disperazione, Lidia comprese, che, per assurdo, ora era più ricca di prima, era sopravvissuta ad un'esperienza singolare, era nuda e spoglia, aveva perso tutto quello che la proteggeva, ma proprio per questo aveva avuto l'occasione di scoprire come fosse, senza orpelli. Era una persona fragile, incapace di far fronte alla paura, si era fatta prendere dal panico, ma aveva fatto l'unica cosa che l'avrebbe salvata, aveva chiesto aiuto al suo Dio. "Nulla sono, mio amor, nulla possiedo, non posso fregiarmi di altra virtù, che quella di avere Te. Non ho difese, né persone che dicano di me "mia": "mia sorella", "mia figlia", "mia moglie", "mia madre", ma il mio nome è scritto sul palmo della tua mano e io posso dire di avere Tutto e ringraziarti sempre, incessantemente, in ogni palpito del mio cuore, in ogni respiro e battito di ciglia".

martedì 1 settembre 2015

Joseph impara a camminare

Joseph ha 34 anni, Joseph non può parlare, non può muovere le gambe e le braccia, alla nascita aveva il cordone intorno al collo, per qualche minuto di troppo non è arrivato il sangue al cervello. Così Joseph è divenuto un bellissimo bambino cerebroleso, ma è stato tanto amato da sua madre sin dall'istante del suo concepimento che questa non ha mai avvertito la sua diversità. La mamma, quando ha saputo la notizia, ha subito pensato "io parlerò al suo cuore, il cuore non ha bisogno di gambe, di braccia e neanche di parole, il cuore ha una sua voce e sono certa che lui l'ascolterà". Così trentaquattro anni fa Joseph è venuto al mondo, con i suoi occhi colore del cielo e la pelle color latte. Quando Joseph era piccolo sorrideva sempre, non si sentiva diverso dagli altri, comunicava con i suoi occhi e questo bastava, era circondato da persone che gli volevano bene. A quindici anni Joseph ha perso la sua mamma. Il mondo gli è crollato addosso, solo in quel momento Joseph si è accorto che la sua mamma era la sua voce, le sue gambe e le sue braccia, ed è stato allora che Joseph ha avvertito tutto il peso della sua inabilità. Joseph smise di mangiare, la vita aveva perso il suo interesse, era sempre con il capo poggiato da un lato della sua sedia a rotelle e ogni giorno che passava, si rinchiudeva sempre più nella sua infermità. Allora sì che fu paralitico davvero, il suo cervello cominciò a impigrirsi e i suoi arti a irrigidirsi. A diciannove anni Joseph ebbe una grave crisi, fu ricoverato d'urgenza in ospedale ed entrò in uno stato comatoso. In quello stato vide sua madre, lei era bella e sorridente, gli porse una mano e con quella mano lo alzò dalla sua sedia e Joseph si accorse che poteva camminare. Allora si svegliò e con immenso dolore, che non era solo un dolore del suo corpo e si ritrovò in tutta la sua infermità. Joseph si riprese e tornò a casa, ma tutto era cambiato: il suo modo di sentire e di vedere le cose. Joseph si sentiva vivo e desiderava esserlo, inondato delle meravigliose sensazioni che si succedevano nella sua giornata. Joseph imparò a scrivere al computer con il movimento dei bulbi oculari e cominciò a trasferire sul foglio tutte quelle meravigliose emozioni che il mondo gli regalava. Joseph era diventato uomo, lui che era stato bambino sempre, a diciannove anni aveva scelto la vita! A trent'anni Joseph scrisse il suo primo romanzo che dedicò alla madre con questa iscrizione: "A mia madre, che mi ha donato la vita, e poi un cuore, alla donna che mi ha lasciato osservare il mondo con i suoi occhi, mi ha prestato la voce e le gambe e le braccia per entrare in relazione con l'umanità, alla persona più pura e bella e speciale che mi ha guardato sin dal primo istante con gli occhi del cuore. Ringrazio Dio per avermi fatto questo dono, ma lo ringrazio anche per avermelo tolto, perché è solo allora che ho scoperto tutto il bene che Dio ha posto in quella donna, solo allora ho compreso che tutto l'amore che da lei ho ricevuto, non mi apparteneva, e che era arrivato il momento di ridonarlo al cielo. E' stato allora che ho scoperto di avere un cuore, e una voce e delle gambe e delle braccia, e soprattutto ho scoperto che in me c'era tutto quello che mi serviva per essere in vita ed è strano da dirsi da uno come me, ma è stato allora che ho imparato a camminare".

venerdì 21 agosto 2015

Dedicato a Violeta Parra

Quel giorno faceva molto caldo, il giorno in cui Violeta aveva deciso di rappresentare il suo cuore. Quel giorno Violeta riordinò il suo teatro e vi fece entrare tutta la luce possibile, era un giorno importante, quello in cui doveva cantare tutto quanto aveva amato, quel tanto che la inondava ogni giorno, che le abbagliava la vista del quotidiano, che la spingeva alla ricerca di nuove strade, quelle strade dal profumo di Paradiso. Violeta vide dinanzi a sè tutti i suoi amici, i suoi famigliari, tutte le persone amate e intonò "Gracias a la vida"! Chiuse gli occhi e mise tutta la sua passione, pensò all'unico uomo che aveva amato a cui aveva dato tutta se stessa: il suo presente, il suo passato, i suoi progetti per il futuro. Pensò ai suoi figli, ricordò le sue opere, la sua infanzia fra i campi. Tutta si diede in quell'attimo di gioia e gratitudine, cantò con l'anima e con il corpo e in quella fusione le parve di vedere il creato con tutte le sue creature e di poterle tutte contenere nel suo cuore. Aprì gli occhi, lì, nel suo palco, che era la sua casa, ma non c'era nessuno. Il suo cuore colmo si chiese dove fosse l'amore della sua vita, dove i suoi amici, i suoi estimatori? Pensò alla sua terra e alla sua infanzia così sofferta e il suo piccolo cuore si strinse in una morsa che parve soffocarla. Chi avrebbe accolto tanta vita? Chi avrebbe ascoltato le sue belle parole? Credette che quel momento fosse eterno, fosse vero, fosse sempre, fosse l'ultimo e in quell'istante raccolse tutta la solitudine della sua vita e non vide che quella, troppo per il suo grande e fragile cuore. Così Violeta disse addio alla vita, la vita che lei aveva amato con tutto il suo cuore, ma dalla quale si sentì tradita. E la vita non le ha resistito e l'ha accolta nel suo grembo senza mai più restituirla al mondo.